Provincia Regionale di Catania
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Cenni storici
L'etimologia del nome Raddusa probabilmente si ricollega ad una radice araba che equivale a Spaccare Pietre e, quindi, per estensione a Cava di Pietra, forse con riferimento alla natura del terreno. Le prime notizie intorno al feudo Raddusa risalgono al 1300, quando la Sicilia era divisa in tre grandi Valli: Val di Mazara, Val Demone e Val di Noto. Nel Val di Noto, in territorio di Aidone, era situato il feudo Raddusa. Nel 1810 il Marchese Francesco Maria Paternò, per richiamare nei suoi feudi più gente possibile, da utilizzare come manodopera nelle sue terre incolte e nelle miniere di zolfo di cui era ricco il territorio, ottenne dal Re di Sicilia, Ferdinando III, la facoltà di fondare un villaggio. Sorse così il paese di Raddusa. Il marchese, al fine di agevolare la colonizzazione, concesse in enfiteusi alcuni appezzamenti di terreno a coloro che decidevano di trasferirsi nei suoi possedimenti. I nuovi coloni giunsero nella terra di Raddusa, provenienti da Caltagirone, Mineo, Villarosa, Mazzarino, Riesi, Militello in Val di Catania.
Costruirono le case nel terreno ceduto dal marchese occupando lo spazio antistante il suo palazzo ed espandendosi via via lungo la strada della piazza. La nuova comunità fu, nel 1820, aggregata amministrativamente al comune di Ramacca, nonostante le resistenze di quest'ultimo paese che non voleva assolutamente addossarsi l'amministrazione di un villaggio distante 14 miglia e per giunta formato da gente "collettizia, selvaggia e ignorante".
Con il passare degli anni, però, il modesto villaggio, grazie soprattutto alla sua florida industria zolfifera, cominciò a svilupparsi e ad aumentare notevolmente la sua popolazione, tanto che molti ritennero fosse giunto il momento di separarsi da Ramacca e rivendicare un'amministrazione autonoma. La battaglia per ottenere l'autonomia non fu facile e durò più di un decennio, perché Ramacca non voleva più separarsi da un comune divenuto molto florido.Alla fine, però, Raddusa vinse la sua battaglia e a decorrere dal 1 Gennaio del 1860, fu elevato a Comune autonomo. In seguito alla scoperta dei ricchi giacimenti americani, che causarono la crisi dello zolfo e le relative chiusure delle zolfare siciliane, l’attività prevalente rimase e rimane tuttora l’agricoltura cerealicola, con particolare riferimento alla produzione del grano.
Nascita del museo
Un primo prototipo del “Museo del Grano” nasce nel 1991 quando un gruppo di giovani, nell’ambito della Cooperativa Antares, organizza la I ”Sagra dei prodotti tipici dell’agricoltura”.
Il museo era piuttosto spoglio, costituito da pochi attrezzi agricoli antichi, procurati qua e là in giro nei vecchi solai della gente. Il 1° Museo delle civiltà contadinevenne organizzato all’interno di uno stand, in occasione di una sagra paesana. Successivamente la sua collocazione fu spostata in quella che poi sarebbe diventata la sede definitiva nei locali dell’ex Cooperativa Agricola “La Cerere”. Ciò avvenne solo nel 1996 ma, a decorrere da quella data e per i due anni successivi, l’allestimento del museo avveniva solo in occasione della “Festa del Grano”, in modo provvisorio.
Dal 1998, invece, il museo non venne più smantellato, ma si dovette comunque attendere il 2003 perché l’edificio fosse aperto stabilmente al pubblico. E’ in quell’anno che la Provincia Regionale di Catania ne rinnova il percorso, grazie anche all’ideazione di una sala proiezioni. L’intera struttura viene completamente migliorata: il pavimento viene rifatto in parquet e vengono installati dei pannelli informativi, che illustrano la storia del frumento in Sicilia, la coltivazione del grano, la sua raccolta, il processo di panificazione etc… Contemporaneamente vengono allestite alcune teche che accolgono all’interno le diverse varietà di pane e di frumento locali. È in quell’occasione, inoltre, che la Provincia affida ufficialmente la gestione del Museo all’associazione “Pro Loco”, che ha collaborato direttamente all’opera di ristrutturazione dell’edificio. Da allora la Pro Loco si occupa della manutenzione e valorizzazione del locale. Sempre in quella data, tuttavia, il museo viene spogliato di tutti quegli attrezzi antichi che ne costituivano la caratteristica principale, reintegrati nel percorso nel 2004. In quell’anno lo stabile viene ideato nuovamente e arricchito nel suo percorso grazie alla dedizione del direttore scientifico Carlo Ciurca e della sua collaboratrice, Letizia Virzì. Sotto la direzione dei due, peraltro, a partire dal Natale 2004, all’interno del Museo viene allestito l’evento della Natività di Gesù Cristo.
Ubicazione
L’attuale collocazione del Museo non è affatto casuale: l’edificio nel quale è ubicato, come già ricordato, accolse la Cooperativa Agricola “La Cerere”. Essa fu fondata nel 1910, per iniziativa del Cavaliere Nicolò Di Gregorio e di dieci braccianti, per assicurare ai contadini una porzione di terra con contratti di affitto più equi e per permettere l’accesso al credito agrario con tassi d’interesse più sopportabili. Inoltre fece conoscere ai contadini nuove tecniche di coltivazione che prevedevano, l’uso di fosfati e altri fertilizzanti agricoli. La Cooperativa, quindi, ha avuto un ruolo importante nello sviluppo dell’agricoltura del territorio ed è per questa ragione che l’ubicazione del “Museo del Grano” nei locali del suddetto stabile assume un significato assai simbolico, nel tentativo di ripercorrere e rievocare tempi passati. Il Museo si propone di ricostruire i costumi, gli usi ed il lavoro di quella civiltà contadina che ha caratterizzato il Paese sin dalla sua nascita.
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